Filippo Di Stefano
6.6.16

GIULIANOVA - FROSINONE CON LA TELECRONACA DI MARCOZZI


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Giulianova-Frosinone era il big match della stagione 1993/94 della Serie C2 italiana. Nessuno dei presenti allo stadio sapeva però che quella partita sarebbe passata alla leggenda grazie alla telecronaca di Francesco Marcozzi per Radio G, emittente radiofonica giuliese. Quel giorno Marcozzi diede il meglio di se tirando fuori perle che, grazie alla Gialappa's Band e Mai dire Gol, sono diventate storia. Da "allontana Pugnitopo" a "Frosinone culone", ecco come una telecronaca di una partita di C2 diventa immortale.

Filippo Di Stefano
30.5.16

ZDENEK ZEMAN E LA PASSIONE INFINITA PER IL CALCIO


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"Io senza calcio non sto bene. Fosse per me arriverei a morire in tuta, a novant'anni, all'aria aperta, ad insegnare pallone a qualche ragazzo che avesse ancora voglia di starmi a sentire"

Filippo Di Stefano
15.12.15

STEVEN GERRARD SU FRANCESCO TOTTI, IL RE DI ROMA


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"Totti ha una tecnica eccezionale, è un calciatore fantastico. Il motivo per cui lo rispetto così tanto è perché a Roma tutto il peso grava sulle sue spalle. Totti è il re di Roma ed un idolo e questo comporta inevitabilmente una serie di pressioni. Quindi ho moltissimo rispetto per lui, per la sua continuità nelle prestazioni e per la sua fedeltà alla maglia giallorossa. In Italia è una leggenda. Mi ricordo che una volta, in un Liverpool - Roma di qualche anno fa, avevo il compito di marcarlo per poterlo limitare ma lui riusciva sempre a sfuggirmi. Prendeva posizione in maniera molto intelligente, da vero numero 10, e sembrava che la palla fosse incollata ai suoi scarpini. Era molto abile e giocava la palla veramente bene. Per non parlare della sua visione di gioco: riusciva vedere cose in campo che gli altri non riuscivano nemmeno a immaginare. Per me è stato un piacere giocarci contro. E se fossimo stati nella stessa squadra saremmo stati sicuramente sulla stessa linea d’onda"

Filippo Di Stefano
11.12.15

WALTER SAMUEL E LA SPERANZA DI VINCERE IL PALLONE D'ORO


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"Vi rivelo che ho sempre sperato di concorrere per il Pallone d'Oro nel corso degli anni. È sempre stato un argomento di conversazione nello spogliatoio nelle squadre in cui ho giocato. Quando la data della premiazione iniziava ad avvicinarsi e i giornalisti cominciavano a speculare sui nomi, in molti si illudevano. Ricordo diversi compagni di squadra che speravano di vincere il Pallone d'Oro: Francesco Totti alla Roma, Zlatan Ibrahimovic all'Inter. E anche Wesley Sneijder nel 2010 che sembrava a un passo dal vincerlo. Noi difensori siamo penalizzati perchè la gente si entusiasma solo per i gol. Ci sono stati difensori con carriere strepitose come Paolo Maldini e Alessandro Nesta che meritavano un'occasione. Anche John Terry e lo stesso Rio Ferdinand. Ma solo Fabio Cannavaro è riuscito a vincerlo grazie alla vittoria del mondiale del 2006"

Filippo Di Stefano
8.12.15

IL RITIRO DI SEBASTIEN FREY


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"Mi ritiro. Non gioco più, mi sono stancato. Negli ultimi tre o quattro anni mi sono accorto che questo mondo mi appartiene sempre meno. I ragazzini di oggi pensano di essere Messi o Cristiano Ronaldo, vogliono la macchina grossa e le scarpe con il nome sopra. Io non so cosa darei per tornare all'età in cui pensi soltanto a portare il pallone e ad andare a giocare con i tuoi amici. Era l'unica cosa che avevo in testa, diventare un calciatore. Il calcio è stata la mia vita, ma non posso andare in campo solo per prendere lo stipendio"

Filippo Di Stefano
3.12.15

LA STORIA DI DUNCAN EDWARDS: IL CAMPIONE PER SEMPRE GIOVANE


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La storia di Duncan Edwards, il giovanissimo campione del Manchester United e della nazionale inglese morto a soli 21 anni nel terribile incidente aereo di Monaco del 1958.

Duncan Edwards nasce il 1° Ottobre del 1936 a Dudley, una città di 200mila abitanti nella contea delle West Midlands. Fin da piccolissimo mostra il suo amore per il calcio cominciando a giocare sotto la sua casa sita al civico 31 di Elm Road con il suo pallone. Edwards cresce e si impone immediatamente nel "Football", dove a livello scolastico era già stato notato per la sua abilità calcistica e per la sua leadership in campo. Il tutto condito da un fisico straordinario e una capacità di giocare a tutto campo partendo sempre dal suo ruolo, quello di centrocampista centrale. Un suo professore della scuola secondaria Wolwerhampton Street ha raccontato questo aneddoto: "Non ho mai visto un ragazzino di 11 anni dire a tutti gli altri 21 giocatori, all'arbitro e al guardalinee cosa fare e dove andare".

Lo stesso professore qualche anno più tardi scrisse ad un suo amico "Ho appena visto un ragazzo che un giorno giocherà per l'Inghilterra". Aveva ragione! Ma inizialmente i suoi interessi calcistici si scontrano con una sua altra passione: il ballo. Infatti nel 1950, Duncan Edwards si qualifica per le finali del "National Morris and Sword Dancing Festival" ma decide di non parteciparvi per andare invece ai provini per la squadra Under-14 dell'English Schools Football Association. Ovviamente viene selezionato e prende così la decisione di dire addio al ballo. A 14 anni, nell'Aprile del 1951, calca per la prima volta il "sacro manto erboso" di Wembley con la maglia bianca della nazionale inglese scolastica che gioca contro i pari età del Galles. Quel giorno la sua prestazione è sontuosa e non può che abbagliare la vista a tutti i talent scout presenti all'evento.

Piovono proposte sulla testa di Duncan Edwards dalle più grandi squadre inglesi e alla fine decide di firmare per il Manchester United. Lui non lo sa, ma sarà l'unica maglia da professionista che indosserà per tutta la vita. Il suo nome sarà per sempre associato al Manchester United e ai "Busby Babes", un "progetto" portato avanti da Sir Matt Busby, manager dei Red Devils, alla fine degli anni '40 che implica una politica radicale di sviluppo dei propri giovani del settore giovanile per creare in casa le stelle del calcio del futuro. Duncan sarà il perno di questo progetto.

Il 4 Aprile del 1953 Edwards fa il suo esordio in First Division (l'attuale Premier League) con la maglia del Manchester United contro il Cardiff City. L'inizio non è dei migliori e la sua squadra perde 0-4. Il ragazzo venuto da Dudley ha solo 16 anni e 185 giorni di età. Un record per l'allora First Division. Tre anni e mezzo più tardi Duncan Edwards  festeggia la sua 100° presenza con lo United e i "Busby Babes" cominciano a riscuotere i successi programmati. Il 2 Aprile del 1955 si aprono per Edwards anche le porte della Nazionale, dove anche in questo caso realizza un nuovo record: è il più giovane esordiente di sempre. Un primato che verrà battuto soltanto 43 anni dopo da un certo Michael Owen.

Grazie alle sue prestazioni e a quelle dei suoi compagni di squadra, il Manchester United porta a casa due edizioni della First Division nelle stagioni 1955-56 e 1956-57. In quest'ultima stagione i Red Devils raggiungono anche la semifinale di Coppa dei Campioni dove però vengono estromessi dal grande Real Madrid di Alfredo Di Stefano che di lì a poco porterà a casa ben 5 massimi titoli europei consecutivi. In quella stessa stagione Duncan Edwards risulta terzo nella graduatoria, stilata annualmente dalla rivista sportiva francese France Football, del Pallone d'oro.

L'anno successivo il cammino dello United in campionato e in Coppa dei Campioni ricalca quello degli anni precedenti. In campo europeo i ragazzi di Sir Matt Busby liquidano agevolmente lo Shamrock Rovers e il Dukla Praga mentre nei quarti di finale i Red Devils incontrano i temibili jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado. L'andata in terra britannica vede i padroni di casa vittoriosi per 2-1 con rete di un giovanissimo Bobby Charlton, da poco entrato nella rosa dei "grandi". Prima di partire per la trasferta nei balcani lo United affronta l'Arsenal in campionato vincendo 5-4 con un gol anche di Duncan Edwards. Sarà l'ultimo gol della sua vita.

Il 5 Febbraio del 1958 si svolge a Belgrado una partita emozionante che termina con il risultato di 3-3 (ancora due gol per Charlton). Il Manchester United è di nuovo in semifinale di Coppa dei Campioni. È qui che il destino si è messo di traverso però. Al termine del match, Busby e i suoi ragazzi insieme ai giornalisti inglesi al seguito ripartono alla volta dell'Inghilterra. L'aereo su cui viaggiano fa uno scalo tecnico a Monaco di Baviera per rifornirsi di carburante ma quando cercano di ripartire sorgono problemi di surriscaldamento del motore. Il decollo viene rimandato per ben due volte. La terza volta il pilota ci riprova ma, complice la pista ghiacciata, il velivolo non prende velocità, non si alza in volo e finisce per schiantarsi su una casa.

In questo incidente muoiono 21 persone delle 44 a bordo tra cui 7 calciatori del Manchester United. Duncan Edwards si salva ma viene trasportato d'urgenza al Krankenhaus Rechts der Isar con diverse fratture alle gambe e alle costole e con i reni estremamente compromessi. I dottori tentano il tutto per tutto ma dopo circa due settimane di agonia, il 21 Febbraio 1958, Duncan Edwards muore a soli 21 anni per insufficienza renale acuta. Viene sepolto 5 giorni più tardi nel cimitero di Dudley. Quel giorno oltre 5000 persone affollano le strade della piccola città inglese in omaggio al ragazzo cresciuto ad Elm Road.

Dudley è ancora molto orgogliosa del suo eroe e anche ora, più di cinquant'anni dopo quel terribile incidente aereo, centinaia di visitatori passano a trovare la sua tomba nel cimitero del Borgo. Se passate di lì troverete spesso mazzi di fiori rossi e bianchi, soprattutto se il Manchester United gioca nel Midlands, e potrete leggere il suo epitaffio: "Un giorno di memoria, Triste da ricordare, Senza alcun congedo, Ha lasciato tutti noi". Oggi siamo ancora qui a chiederci cosa Duncan Edwards avrebbe raggiunto se non ci fosse stata alcuna Monaco. Cosa avesse potuto dare al movimento calcistico mondiale e se oggi, forse, avremmo parlato di lui come il più forte calciatore di tutti i tempi se i suoi reni avessero ripreso a funzionare. Purtroppo non avremmo mai una risposta ma rimane la sua leggenda che vogliamo ricordare in eterno come quella del "campione per sempre giovane".