ILIEVSKI PARLA DEL CALCIOSCOMMESSE


Pubblicato da il 12.3.12

Nei giorni scorsi, due giornalisti di Repubblica, hanno trovato ed intervistato Ilievski, il boss degli "zingari", che dichiara: "Avevamo 30 calciatori in mano". E tira in ballo un nome nuovo: Giuseppe Sculli.

Lo scandalo del calcioscommesse si arricchisce di un nuovo, agghiacciante, capitolo. Il primo giugno scorso Beppe Signori finiva in carcere insieme ad altri presunti complici mentre Ilievski, il ricercato numero uno dell'operazione "Last Bet", fece in tempo a scappare dalla sua casa di Cernobbio per andarsi a rifugiare in Macedonia, dove proprio qualche giorno fa due giornalisti di Repubblica lo hanno incontrato per intervistarlo su quello che è il sistema delle combine del calcio in Italia. C'è n'è praticamente per tutti: Serie A e Serie B. Ilievski si racconta a modo suo, raccontando innanzitutto il suo ruolo nella vicenda:

"Quello di uno che scommette. A me e a Gegic ci hanno chiamato gli Zingari, Gipsy, come se fossimo una mafia. In realtà non siamo zingari e non siamo nemmeno un gruppo. Noi compriamo informazioni e scommettiamo. E basta. Mi chiamano i calciatori e mi dicono: "20mila su questo o su quel risultato". E io lo faccio facilmente, perché la gente si fida. Chi sono i calciatori? Una trentina, 90 per cento di squadre di serie B, il resto di A. I nomi non te li dico, io non sono uno scarafaggio, io gli scarafaggi li schiaccio, come dice Tony Montana. Lo conosci, no?".

Dunque, secondo la ricostruzione di Ilievski, il cuore delle scommesse sono loro, i calciatori, dai quali tutto proviene:

"In Inghilterra non succede, in Italia invece sì: si mettono d'accordo, poi scommettono e vendono le informazioni. Quando le vendono a noi, o quando noi le scopriamo ci puntiamo sopra forte. Altrimenti le vendono a qualcun altro. Alla mafia siciliana, a quella albanese, agli ungheresi oppure a Beppe Signori che è uno dei capi del calcioscommesse in Italia. A tutti. Spesso sono gli stessi dirigenti dei club a mettersi d'accordo. Alla fine dello scorso anno, sono venuto io personalmente in Italia. Era quasi tutto già deciso, chi vinceva lo scudetto, chi andava in Europa, chi finiva in serie B. Quindi è stato un "festival". C'erano sei squadre che ritenevamo affidabili: Sampdoria, Cagliari, Bari, Lecce, Siena e Chievo. E noi abbiamo fatto un mucchio di soldi".

Emerge un particolare, su Lazio-Genoa. Ecco la versione:

"Un sacco di soldi li abbiamo fatti anche con Lazio-Genoa. È andata così: io cercavo da un po' di parlare con qualcuno della Lazio, per avere informazioni sicure. Ma non ci riuscivo. Sono andato a Formello, vero, ma lì non ho incontrato nessuno. Però mi hanno detto: "Guarda che la partita è fatta. L'ha fatta Sculli. L'accordo è 1-1 per il primo tempo, poi nel secondo tempo partita vera, anche se alla fine il Genoa ha poi dato i tre punti alla Lazio che doveva andare in Champions". Poi i dettagli su eventuali coinvolgimenti. "Non sono uno scarafaggio, io. Il nome di Zamperini non lo farò mai. Gli ho rovinato la vita chiedendogli di trovarmi delle informazioni sul campionato di Serie A e adesso lo difenderò fino alla fine. Non sono come Gervasoni, uno che fa le estorsioni. Dopo la prima parte dell'inchiesta, quest'estate voleva andare da Mauri, "se non mi dà un milione di euro vado a Cremona e racconto tutto", aveva detto. Quello che so io è che quella dritta era giusta, Sculli ha "fatto" la partita e io ci ho guadagnato un sacco di soldi. E come me mezzo Lazio, inteso come regione, lo sapevano tutti". Il tutto confermato dai flussi di giocata.

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