FERGUSON PARLA DEL CALCIO ITALIANO E DI TOTTI


Pubblicato da il 7.9.11

Il leggendario manager del Manchester United, ieri a Roma per ritirare il premio "Etica nello sport", risponde a molte domande sul calcio italiano e su Francesco Totti in particolare.

Ieri Sir Alex Ferguson, ventennale allenatore pluricampione del Manchester United, era a Roma a ricevere il premio “Etica nello sport” all’Università Tor Vergata; all’uscità dall’ateneo capitolino il Sir scozzese non ha potuto esimersi dal rispondere ad alcune delle domande rivoltegli dai cronisti e come riporta il Corriere dello Sport il tecnico dei Red Devils ha rilasciato dichiarazioni molto interessanti. 

“Il football internazionale va avanti a cicli. Il Milan di Sacchi e quello di Capello e la Juve di Lippi sono stati momenti importanti per il calcio italiano. Ora questo ciclo è cambiato con l’ascesa delle grandi squadre spagnole. Il calcio inglese? Sta comunque attraversando un buon momento e spero che prosegua” ha esordito Ferguson che poi si è concentrato sullo specifico:

“Quale calciatore italiano ho ammirato di più e quale avrei voluto portare a Manchester? Una volta feci una richiesta al padre di Mal­dini, Cesare: mi guardò come se fossi stato un pazzo e quella risposta mi è bastata a capire che era un ‘no’. Ho amato molto Zola: giocava sempre con il sorriso e con il giusto spirito sportivo. Quale degli allenatori del nostro Paese ha lasciato il segno nella storia del calcio? Sacchi ha cambiato il calcio italiano, ha aboli­to il catenaccio proponendo il pressing alto, con un Maldini che spinge sulla fascia. E’ stato un cambio di mentalità, vale lo stesso nelle squa­dre di Capello. La mentalità italiana era attaccare ma in sicurezza, con cautela. All’improv­viso, niente catenaccio ma difesa a quattro, con una squadra propositiva in attacco che non aspettava il contropiede. Un grande cambia­mento”.

Trovandosi a Roma non ha potuto evitare domande su Francesco Totti:
“Come ci si comporta con giocatori che, come Totti, affrontano una fase delicata della loro carriera? Tutta l’evidenza è sul campo. Per me Giggs ha fatto per ventuno anni avanti e indietro in cam­po ( mima la corsa fischiettando, ndr). Scholes è stato un giocatore differente, ma ha fatto il suo per venti anni. Totti è un’altra cosa, è il simbolo della Roma non vorrebbe mai lascia­re questa squadra come Giggs e Scholes non hanno mai voluto lasciare lo United. Totti va tenuto sempre a un certo livello nella Roma, come ho fatto io: Giggs magari non lo faccio giocare tutte le settimane ma la sua presenza è sempre lì, potrebbe essere lo stesso anche per Totti”.

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