LA STORIA DEI MITI: PELÈ


Pubblicato da il 17.1.11

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La storia di una vera e propria leggenda del calcio che ha segnato più di mille gol in carriera. 

Pelé, Il Dio del calcio, "O'Rey": ciascun termine riconduce allo stesso ricordo, quello di una superstar, di un'icona vivente che superò ogni primato. Oltre il suo ineguagliato record di tre vittorie nella Coppa del Mondo, Pelé fu un genio che ad ogni occasione reinventava costantemente il calcio. Il suo istinto infallibile per il gol, i passaggi perfetti e le doti leggendarie di dribbling, fecero di lui il calciatore perfetto. E se la Seleçaõ incarnava il bel gioco agli occhi di tanti tifosi di tutto il mondo, ciò può essere tranquillamente attribuito alle doti straordinarie del suo osannato numero dieci.

Edson Arantes Do Nascimento detto Pelè nacque il 23 ottobre 1940 a Tres Corações in Brasile. Scoperto dall'ex giocatore della nazionale brasiliana Waldemar de Brito, si unì al Santos all'età di quindici anni e non ne aveva ancora compiuti sedici quando segnò un gol nel suo primo incontro ufficiale contro il Corinthians, nel settembre del 1956. Nel 1958 giocò la sua prima Coppa Rimet a soli 17 anni. Il mondo era stupefatto da quel piccolo adolescente venuto dal nulla per illuminare il torneo con le sue doti straordinarie.

Di fatto fu proprio la sua bravura in campo che gli fece guadagnare un posto da titolare nel terzo incontro del Brasile contro l'URSS per formare un trio d'attacco irresistibile con Garrincha e Vavá. Pelé ripagò la fiducia con un gol contro il Galles nei quarti di finale e con una tripletta contro la Francia in semifinale. Era inarrestabile, con una tecnica perfetta, accompagnata da una velocità incredibile, mista ad opportunismo e intelligenza. Così concluse il Mondiale con due splendidi gol contro la Svezia. Dopo il fischio finale, il portiere della Seleçaõ, Gilmar, ricorda con affetto, di aver dovuto consolare il genio bambino che, commosso, veniva portato fuori dal campo in lacrime sulle spalle dei compagni.

Nel 1959 realizzò 127 gol, nel 1961 ne fece 110 e vinse due volte la Coppa Libertadores (1961 e 1962), due volte la Coppa Intercontinentale (1962 e 1963), oltre a nove campionati di Sao Paulo. Arrivò ai Mondiali del Cile nel 1962 pronto di nuovo a dare spettacolo. Si trattava del palcoscenico ideale per mettere in mostra le sue doti, ma purtroppo Pelé subì un infortunio durante il primo incontro e non potè più giocare. Osservò tutte le partite dalla panchina mentre i suoi compagni vincevano di nuovo il titolo più ambito. Da quel momento fu bersagliato dalla sfortuna. Subì infatti un secondo infortunio nel mondiale del 1966, quando dovette uscire dal campo in barella, colpito nello stinco durante la terza partita contro il Portogallo. Pelè anche questa volta fu costretto ad assistere agli incontri dalla panchina, ma in questo caso la sua squadra venne eliminata dal Portogallo di Eusebio.

O'Rey avrebbe dovuto attendere Messico 1970 per ricordare al mondo le sue doti eccezionali. Il primo Mondiale trasmesso in tutto il mondo, vide come protagonista un Pelé deciso a dare un nuovo significato al calcio. Tra i momenti culminanti vi sono il suo tentativo di realizzare un pallonetto da metà campo contro la Cecoslovacchia, un incredibile colpo di testa seguito dall'ancor più incredibile salvataggio da parte del portiere inglese Gordon Banks ed il memorabile frangente in cui con una finta lasciò scorrere il pallone oltre il portiere dell'Uruguay uscito fuori area, per poi recuperare la sfera e sparare di pochissimo a lato. Fu Pelé a realizzare il centesimo gol del Brasile in un Mondiale, proprio durante la finale messicana contro l'Italia: si trattò di un magnifico colpo di testa dopo un salto che lo vide rimanere sospeso per aria per alcune lunghissime frazioni di secondo.

Tarcisio Burgnich, il difensore a cui era stato assegnato il non invidiabile compito di marcarlo nella finale, disse più tardi: "Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo". Il Brasile vinse la Coppa Rimet per la terza volta con quella che fu senza ombra di dubbio la miglior squadra di tutti i tempi. Pelé era diventato una vera e propria leggenda e, durante la sua lunga e prestigiosa carriera, stabilì record sorprendenti. Nel 1969 realizzò il suo 1000° gol, di fronte ad una folla in delirio nello stadio Maracaná. In non meno di sei circostanze realizzò cinque gol durante un unico incontro, fu poker di reti in 30 occasioni, ben 92 le triplette! Nel 1964, in un incontro contro lo sfortunato Botafogo, mise in rete il pallone ben otto volte! In tutto realizzò 1281 gol in 1363 partite e collezionò 92 presenze internazionali.

Abbandonò il calcio nel 1974, prima di tornare, un anno dopo, a giocare per i Cosmos di New York per portare lo sport più diffuso del mondo al pubblico nordamericano. Appese definitivamente le scarpe al chiodo nel 1977. Il Presidente del Brasile lo dichiarò tesoro nazionale e a Santos, ogni 19 novembre, sarà sempre il Giorno di Pelé, per ricordare l'anniversario del 1000º gol realizzato nello stadio Maracaná. A partire dal momento in cui la sua carriera terminò, Pelé utilizzò il suo status di ambasciatore per promuovere il suo Paese, l'ONU e l'UNICEF. "Ogni bambino del mondo che gioca a calcio vuole essere come Pelé, il che significa che ho la responsabilità di mostrargli come diventare calciatore, ma anche come diventare un uomo".

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