LA STORIA DEI MITI: ALFREDO DI STEFANO


Pubblicato da il 10.1.11

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La storia della carriera di Alfredo Di Stefano, il calciatore considerato da molti come il più grande di tutti i tempi.

La Saeta Rubia (Freccia Bionda), ovvero Alfredo Di Stefano, nasce a Buenos Aires il 4 luglio 1926. Figlio di emigranti italiani non ha tuttavia mai assunto la cittadinanza italiana pur assumendone poi, oltre a quella argentina, quella colombiana e quella spagnola. Fin da ragazzino dotato di una grandissima velocità, inizia a giocare appena dodicenne nei Los Cardales, una società dilettantistica argentina. Tre anni più tardi a notarlo è il River Plate che lo tessera per la formazione giovanile e solo un anno dopo il ragazzo è già in prima squadra, ma Di Stefano non riesce a trovare spazio nelle file del River. Viene così prestato all'Huracan, dove mette a segno 50 reti in 66 partite. I "rojiblancos" capiscono il fenomenale talento del giovane Di Stefano e vedono bene, nel '47, di richiamarlo alla base.

Con il River, Di Stefano conquista campionato e titolo di capocannoniere. A coronare la sua stagione arriva anche la convocazione nella nazionale argentina e la conseguente vittoria della Coppa America. L'anno successivo uno sciopero dei calciatori ferma il campionato argentino: per aggirare il divieto di giocare molti argentini si trasferiscono in Colombia e così fa anche Di Stefano che finisce ai Millionarios di Bogotà. Qui la sua stella splende in maniera eccezionale: 267 reti in 292 partite, quattro scudetti e 4 convocazioni in nazionale colombiana. Nel 1953 parte per una tournée in Europa e, in Spagna, affronta il Real Madrid. Il leggendario presidente madridista Santiago Bernabeu decide di acquistarlo e lo prende dai Millionarios per 70mila dollari, una cifra che per l'epoca era spaventosamente elevata.

Attorno a Di Stefano prende corpo una squadra micidiale che tuttavia ha in lui il suo fulcro. L'argentino è la sintesi del calcio: velocissimo, tanto da guadagnarsi il soprannome di Saeta Rubia, dotato di una tecnica eccelsa e di un senso del gol incredibile. Non a caso, Alfredo Di Stefano è il quarto marcatore di ogni tempo con più di 900 reti siglate. Con il Real Madrid l'argentino vince tutto: 8 campionati spagnoli, una Coppa Intercontinentale e le prime 5 edizioni della Coppa dei Campioni, in cui andò sempre a segno nelle rispettive finali. Di Stefano, leader indiscusso delle merengues, vincerà due Palloni d'Oro (1957 e 1959) e si guadagnerà anche la convocazione nella nazionale spagnola di Helenio Herrera, anche se non potrà giocare il Mondiale in Cile del '62 per un infortunio. Due anni dopo, successivamente all'ennesima finale di Coppa dei Campioni stavolta però persa contro l'Inter, Di Stefano lascia il Real e gioca due stagioni nell'Espanyol di Barcellona prima di ritirarsi.

Rimane però nel mondo del calcio come allenatore e nel 1970 vince con il Boca Juniors un campionato argentino. Poi va in Portogallo dove allena lo Sporting Lisbona nella stagione 1974-75, quindi ritorna in Argentina dove vince un altro titolo, ma stavolta con il River Plate e poi si siede sulla panchina del Valencia, dove riporta lo scudetto dopo 24 anni. Le sue due ultime brevi apparizioni sono state al Real Madrid per due spezzoni di stagione nel 1983 e nel 1991. In seguito è divenuto presidente onorario del club spagnolo ed è rimasto nell'immaginario collettivo come il primo, vero, mito del calcio.

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