LA STORIA DEI MITI: ROBERTO BAGGIO


Pubblicato da il 11.12.10

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La storia di un mito del calcio italiano e internazionale dall'estro formidabile.

Roberto Baggio, uno dei più grandi campioni che l'Italia abbia mai avuto, nasce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, in provincia di Vicenza. È ancora un bambino quando il padre tenta di trasmettergli la passione per il ciclismo. Ma Roberto gioca a calcio e lo fa già con grande fantasia, tecnica ed estro nella squadra locale del paese. All'età di 15 anni passa al Vicenza, in Serie C. Non ancora maggiorenne, nella stagione 1984/85, segna 12 reti in 29 partite e aiuta la squadra nella promozione in serie B. In Serie A non sfugge il talento di Roberto Baggio: corteggiatissimo da diversi club, alla fine viene ingaggiato dalla Fiorentina.

Esordisce nella massima serie il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria e due anni più tardi entra anche nel giro della nazionale maggiore debuttando contro l'Olanda. Negli anni in cui milita nelle fila viola, Roberto Baggio diventa un vero e proprio simbolo di Firenze. Rimane con la Fiorentina fino al 1990, quando si trasferisce agli odiati nemici della Juventus causando molti malumori trai i suoi ex-tifosi.
Arriva poi l'appuntamento dei mondiali di Italia '90. Roberto Baggio inizia il suo primo mondiale in panchina, ma nella terza gara il CT Azeglio Vicini lo fa entrare contro la Cecoslovacchia ripagando la fiducia dell'allenatore con una rete memorabile. L'Italia grazie anche ai gol di Baggio arriva in semifinale dove trova l'Argentina del temutissimo Diego Armando Maradona, che elimina gli azzurri ai calci di rigore.

Con la Juventus Baggio segna 78 reti in cinque campionati. In questi anni raggiunge l'apice della sua carriera: nel 1993 vince il prestigiosissimo Pallone d'Oro e nel 1994 il premio FIFA World Player. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia.
Sulla panchina che guida gli azzurri ai mondiali USA '94 siede Arrigo Sacchi. Baggio è attesissimo e non delude: gioca 7 partite segnando 5 reti tutte importantissime. L'Italia arriva in finale dove trova il Brasile. La partita finisce in pareggio e ancora una volta il risultato viene affidato alla lotteria dei rigori. Baggio, uno degli eroi di quest'avventura mondiale, è l'ultimo a dover tirare: il suo tiro finisce sopra la traversa e la coppa è del Brasile. Da quel penalty si avvia la fase calante della carriera di Roberto Baggio.

La Juventus decide di puntare sul promettente Alessandro Del Piero e Baggio viene ceduto al Milan. Gioca solo due stagioni in rossonero, dove viene considerato solo un sostituto. Fabio Capello non riesce a inserirlo nei suoi schemi e anche se alla fine vincerà lo scudetto, il contributo di Baggio al Milan sembrerà trascurabile. Così accetta l'offerta che arriva da Bologna. Si ritrova a giocare con i rossoblu per l'inconsueto (per lui) obiettivo salvezza; tuttavia il Bologna gioca un ottimo campionato e Baggio sembra tornato superlativo. Arriverà a segnare 22 reti in 30 partite, il suo record personale. Il Bologna si salva con disinvoltura e Roberto Baggio viene convocato per il suo terzo mondiale.

Ai mondiali di Francia '98 Baggio è considerato riserva del fantasista Alessandro Del Piero che però delude le aspettative. Baggio gioca 4 partite e segna 2 reti. L'Italia arriva fino ai quarti dove viene eliminata dalla Francia che poi vincerà il prestigioso torneo.
Il presidente Massimo Moratti, da sempre estimatore del Divin Codino, gli offre di giocare nell'Inter. Per Baggio è una grande opportunità per giocare di nuovo ai massimi livelli. I risultati sono però altalenanti.
Il secondo anno di Baggio con l'Inter è segnato dai difficili rapporti con il nuovo tecnico Marcello Lippi. I due si ritrovano dopo l'avventura juventina, ma Lippi esclude Baggio dai titolari. Ancora una volta si ritrova a partire dalla panchina. Nonostante ciò, appena ha la possibilità di giocare dimostra tutto il suo talento, segnando reti decisive.

Scaduto il contratto con l'Inter, Baggio accetta l'offerta del neopromosso Brescia. Con questa maglia, sotto la guida del veterano allenatore Carlo Mazzone, Roberto Baggio arriva a siglare la sua rete numero 200 in serie A, entrando con grande merito nell'olimpo dei goleador, insieme a nomi storici quali Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini. Chiude la sua carriera con il Brescia il 16 maggio 2004; al suo attivo vi sono 205 reti in serie A e 27 reti in 56 partite giocate con la maglia della nazionale.

Devoto buddhista ha inoltre scritto l'autobiografia "Una porta nel cielo" pubblicata nel 2001, dove racconta il superamento dei periodi difficili, come è tornato più forte in seguito ai gravi infortuni, e dove approfondisce i suoi difficili rapporti con i passati allenatori, elogiando anche le doti di altri tra cui Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni. Nell'estate del 2010 torna sulle prime pagine dei giornali in due occasioni: si reca in ritiro a Coverciano per conseguire il patentino di allenatore di terza categoria e viene candidato a livello federale per ricoprire compiti manageriali.

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