LA STORIA DEI MITI: DIEGO ARMANDO MARADONA


Pubblicato da il 10.12.10

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La storia di Diego Armando Maradona, il calciatore dalla tecnica straordinaria e considerato da tutti come il miglior numero 10 di tutti i tempi.

Maradona nasce il 30 ottobre 1960 nel degradato quartiere popolare di Villa Fiorito, nella periferia di Buenos Aires. Il calcio è, come per tutti i bambini poveri della città, il suo unico divertimento quotidiano e passa gran parte del tempo per strada giocando a pallone o facendosi le ossa in campetti disastrati.
Sono i piccoli spazi in cui è costretto a giocare, fra macchine, passanti e quant'altro, che lo abituano a manovrare la palla in maniera magistrale.

Già idolatrato dai compagni di gioco per le sue doti mirabolanti, da subito viene soprannominato El pibe de oro (il ragazzo d'oro), nome che gli rimarrà dato anche quando diventerà famoso. Avendo notato il suo enorme talento, viene ingaggiato inizialmente nell'Argentinos Juniors per poi proseguire nel Boca Juniors, il leggendario club di Buenos Aires. Le sue straordinarie capacità non potevano non essere notate e a soli sedici anni viene convocato dalla nazionale Argentina, bruciando in questo modo tutte le tappe. Però Menotti, il commissario tecnico dell'albiceleste del tempo, non lo convoca per i mondiali del 1978 ritenendolo comunque troppo giovane per un'esperienza forte e importante come quella.

Così il Pibe de Oro si rivale dell'esclusione vincendo nel 1979 i mondiali under 20 da protagonista assoluto.
Da quel momento l'escalation del giovane campione è inarrestabile. Dopo eccezionali prove in campionato, vola in Europa per i mondiali di Spagna 1982 dove guida una non eccezionale Argentina: nei momenti chiave delle partite con Brasile e Italia non riesce a brillare come dovrebbe, facendosi pure espellere.
Nello stesso anno la cifra record con la quale il Barcellona convince il Boca Juniors a lasciare partire Maradona è di 12 miliardi di lire.

Purtroppo però con la squadra spagnola gioca solamente 36 partite in 2 anni, a causa dell'epatite e di un bruttissimo infortunio, il piú grave della sua carriera, causato da Goicoechea, difensore dell'Athletic Bilbao, che gli frattura la caviglia sinistra e gli rompe il legamento.
Nel 1984 dopo numerose trattative approda nella città che lo eleggerà a suo portabandiera, che lo innalzerà a idolo e santo intoccabile: Napoli. Il sacrificio della società partenopea è notevole: viene pagata una cifra colossale per l'epoca: 13 miliardi e mezzo di lire, ma sarà uno sforzo ben ripagato dalle prestazioni di Diego, capace di portare il Napoli ai vertici del calcio europeo vincendo due scudetti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una Supercoppa italiana.

Diego Armando Maradona tocca l'apice della sua carriera ai mondiali di Messico 1986 trascinando l'Argentina alla conquista della Coppa del Mondo. Nel corso della massima rassegna iridata calcistica segna complessivamente 5 reti, fornisce 5 assist e sarà premiato come miglior giocatore del torneo. In più nei quarti di finale con l'Inghilterra realizza la rete passata alla storia come quella de La Mano di Dio, uno sberleffo che ancora oggi gli inglesi non hanno dimenticato. Dopo pochi minuti, invece, realizza il gol per antonomasia: un'infinita azione che lo vede partire da centrocampo, e dribblando mezza squadra avversaria depositare la palla in rete. Infine guida praticamente da solo l'Argentina fino al trionfo contro la Germania Ovest per 3-2 nella finale mondiale.

Poi viene Italia '90 e l'inizio del declino di Maradona. L'albiceleste in quel mondiale arriva sì in finale, ma perde contro la Germania per un rigore di Brehme. Un anno più tardi, nel marzo 1991, risulta positivo a un controllo antidoping e viene squalificato per 15 mesi. Lo scandalo lo travolge e il declino di Diego Armando sembra inarrestabile: entra in scena anche la cocaina, emergono gravi problemi con il fisco e nasce un figlio da lui mai riconosciuto. Così nel 1991 lascia Napoli e si trasferisce al Siviglia, dove tuttavia fallisce e torna in Argentina l'anno seguente. Quando la storia del campione sembra avviarsi ad una triste conclusione, ecco l'ultimo colpo di scena, la convocazione per USA '94 a cui si deve uno strepitoso gol alla Grecia. I tifosi sperano che il campione sia finalmente uscito dal suo tunnel, invece viene nuovamente fermato per uso di efedrina, sostanza proibita dalla FIFA.

Nell' ottobre del 1994 Diego viene ingaggiato come allenatore dal Deportivo Mandiyù, ma la sua nuova esperienza finisce dopo solo due mesi. Nel 1995 allena la squadra del Racing, ma dà le dimissioni dopo quattro mesi, poi torna a giocare per il Boca Juniors e i tifosi organizzano una grande e indimenticabile festa allo stadio della Bombonera per il suo ritorno. Rimane al Boca fino al 1997 quando, nel mese di agosto, viene trovato nuovamente positivo ad un controllo antidoping. Nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, el Pibe de oro annuncia il suo ritiro dal calcio.

Conclusa la sua carriera calcistica Diego Armando Maradona sembra aver avuto qualche problema: abituato ad essere idolatrato dalle folle e amato da tutti, non riesce ad accettare che la sua carriera sia finita. Se i giornali non parlano più di lui dal punto di vista calcistico però lo fanno nelle cronache scandalistiche e nei gossip. Nel 2008, in seguito alle dimissioni di Alfio Basile il quale aveva ottenuto scarsi risultati nelle qualificazioni ai Mondiali del 2010, Diego Armando Maradona viene nominato nuovo commissario tecnico della nazionale di calcio Argentina. Maradona porta così l'Argentina ad essere tra le protagoniste del mondiale sudafricano.

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